Assunzione disabili: norme e agevolazioni per il collocamento obbligatorio

Lavoro-disabili

L’Inail rimborsa al datore di lavoro il 100% delle spese sostenute per il superamento o l’abbattimento delle barriere architettoniche per un massimo di 150mila euro

Dal 1° gennaio 2017, le piccole e medie imprese che impiegano da 15 a 35 dipendenti devono presentare la richiesta di assunzione di un lavoratore incluso nelle liste delle categorie protette, a prescindere dalle nuove assunzioni. L’Inail eroga un contributo alle aziende per il superamento e abbattimento delle barriere architettoniche, l’adeguamento e adattamento delle postazioni di lavoro e la formazione dei lavoratori. Come gestire questo complesso adempimento? Ecco una guida pratica per conoscere e applicare le principali norme in materia.
Alcune definizioni
Il riferimento di base è la definizione di persona con disabilità contenuta nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti della persona con disabilità (art.1, comma 2): “coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri”.
La definizione di disabilità fornita dalla Convenzione Onu (preambolo, lett. e) è: “risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base della uguaglianza con gli altri”.
Gli accomodamenti ragionevoli che il datore di lavoro deve mettere in atto per garantire l’inclusione delle persone con disabilità nel mercato del lavoro (Conv. Onu, art. 27 “Lavoro e occupazione”, comma 1, lettera i), legge n. 124 del 7 agosto 2015) possono consistere in un sussidio o supporto per facilitare l’accessibilità del lavoratore disabile in relazione al luogo di lavoro e alle mansioni effettivamente svolte.
La normativa nazionale di riferimento
  • legge n. 104 del 5 febbraio 1992 “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”;
  • legge n. 68 del 12 marzo 1999 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”;
  • decreto legislativo n. 216 del 9 luglio 2003, integrato dalla legge n. 98/2013 “Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”;
  • legge n. 4 del 9 gennaio 2004 “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”;
  • decreto ministeriale 8 luglio 2005, il cui Allegato A è stato aggiornato dal dm 20 marzo 2013 “Requisiti tecnici e i diversi livelli per l’accessibilità agli strumenti informatici”;
  • decreto legislativo n. 82 del 7 marzo 2005 Codice per l’Amministrazione Digitale;
  • decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 “Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro”;
  • legge n. 18 del 3 marzo 2009  “Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità”;
  • legge n. 190 del 23 dicembre 2014 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)”, articolo 1, comma 166;
  • decreto legislativo n. 151 del 14 settembre 2015 “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità”;
  • decreto legislativo n. 216 del 9 luglio 2003, art. 3 comma 3-bis “Parità di trattamento delle persone con disabilità e della piena uguaglianza con gli altri lavoratori”.
Le agevolazioni Inail per le persone con disabilità da lavoro
La Circolare n. 30/2017 (che fa seguito alla Circolare n. 51/2016) interviene in merito al Regolamento emanato con la Determina del presidente dell’Inail n. 258 dell’11 luglio 2016, per il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro, indicando le modalità operative per ottenere contributi per interventi mirati a:
  • superamento e l’abbattimento delle barriere architettonicheinterventi edilizi, impiantistici e domotici,  dispositivi finalizzati a consentire l’accessibilità e la fruibilità degli ambienti di lavoro: limite massimo di spesa rimborsabile pari a 95mila euro;
  • adeguamento e adattamento delle postazioni di lavoro, arredi, ausili e dispositivi tecnologici, informatici o di automazione, compresi i comandi speciali e gli adattamenti di veicoli che costituiscono uno strumento di lavoro: limite 40mila euro;
  • formazione e tutoraggio, addestramento all’utilizzo delle postazioni e delle relative attrezzature:  limite 15mila euro.
Nel limite massimo fissato per ogni tipo di intervento, l’Inail rimborsa al datore di lavoro il 100% delle spese sostenute per il superamento o l’abbattimento delle barriere architettoniche e per l’adeguamento delle postazioni di lavoro e il 60% del costo della formazione. L’Istituto rimborsa e/o anticipa ai datori di lavoro le spese relative alla realizzazione dei progetti personalizzati attivati fino a un massimo complessivo di 150mila euro per ciascun progetto.
Le disposizioni previste dal Regolamento si applicano anche in favore di persone con disabilità da lavoro causata da un evento infortunistico o tecnopatico tutelato dall’Inail alle quali un datore di lavoro offra una nuova occupazione per lo svolgimento di un’attività lavorativa, non necessariamente soggetta a obbligo assicurativo Inail. Tale misura è finalizzata a garantire alle persone con disabilità da lavoro tutelate dall’Inail anche in caso di nuova occupazione lo stesso sostegno per l’inserimento e l’integrazione lavorativa previsto in caso di conservazione del posto di lavoro.

Il progetto di reinserimento lavorativo personalizzato

Il datore di lavoro che intende assumere una persona con disabilità da lavoro, oltre a manifestare alla Sede Inail competente per domicilio del lavoratore, la sua disponibilità a collaborare attivamente con l’Istituto e con il lavoratore all’elaborazione del progetto di inserimento lavorativo, deve provvedere a comunicare, tramite il modello allegato alla Circolare n. 30/2017:

  • la mansione specifica alla quale sarà adibito il lavoratore,
  • la tipologia di contratto che intende attivare,
  • la sua durata,
  • la sede di lavoro e la relativa unità produttiva.
Presupposto indispensabile per l’elaborazione del progetto è che il disabile sia stato sottoposto a visita medica preventiva in fase preassuntiva da parte del medico competente nell’ambito della normativa per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, o dei competenti uffici delle Aziende sanitarie locali, e che in esito a detta visita sia stato formulato, in relazione alla mansione specifica alla quale deve essere adibito il lavoratore, un giudizio di idoneità parziale permanente con prescrizioni o limitazioni, che deve essere acquisito dall’équipe Inail, per il tramite del lavoratore.
Sulla base di tali informazioni, l’équipe Inail procede, tenuto conto delle considerazioni di natura sanitaria, personale e socio-ambientale, a individuare, nell’ambito del progetto di reinserimento lavorativo personalizzato, gli interventi necessari e appropriati in relazione al caso concreto ai fini dello svolgimento della mansione per la quale si intende stipulare il contratto di lavoro. Conclusa la predisposizione del progetto personalizzato, si procede alle successive fasi di:
  • elaborazione, da parte del datore di lavoro, del piano esecutivo nel rispetto dei limiti di spesa previsti dal regolamento per ciascuna tipologia di intervento;
  • verifica di coerenza del piano esecutivo con il progetto di reinserimento lavorativo, da parte dell’équipe Inail;
  • verifica amministrativa della rispondenza del progetto di reinserimento personalizzato e del piano esecutivo alle disposizioni regolamentari.
Il datore di lavoro che è stato autorizzato alla realizzazione degli interventi, a seguito della stipula del contratto di lavoro, può richiedere l’anticipazione nei limiti e alle condizioni previste.
La tutela della salute e della sicurezza del lavoratore disabile
L’adozione delle misure per i lavoratori disabili deve essere il risultato di un’attenta valutazione del rischio comprendente l’analisi del compito, e delle attività lavorative; le caratteristiche dell’individuo, le sue esigenze specifiche in funzione della disabilità; i requisiti delle attrezzature di lavoro, ad esempio le tecnologie assistive, le postazioni di lavoro e le attrezzature da adeguare alle esigenze individuali; l’ambiente di lavoro, la disposizione dei locali, l’illuminazione, il riscaldamento, l’accesso, le uscite; l’organizzazione e i tempi del lavoro; i rischi fisici, quali quelli connessi alle sostanze pericolose; i rischi psicosociali quali lo stress, le molestie o le violenze morali; le esigenze di informazione e di formazione; la partecipazione dei dipendenti e dei rappresentanti dei lavoratori, compresa la loro consultazione circa i rischi e le misure di prevenzione.
Ambiente di lavoro
Tra gli accomodamenti ragionevoli da adottare, occorre prendere in considerazione:
  • l’adeguamento dei locali o delle postazioni di lavoro, ad esempio rampe, ascensori, interruttori dell’illuminazione, gradini evidenziati con colori chiari, strisce tattili di segnalazione all’inizio delle scale, segnali audio o di avvertenza, dispositivi di apertura automatica di porte pesanti, maniglie delle porte, campanelli e dispositivi d’ingresso accessibili da sedie a rotelle e reperibili da persone con menomazioni alla vista, pavimenti antisdrucciolevoli e lisci;
  • l’assegnazione alla persona disabile a un’area di lavoro diversa, ad esempio in una stanza di lavoro al pianoterra con un accesso e uno spazio maggiori;
  • l’acquisto o la modifica di attrezzature, ad esempio tastiere Braille, telefoni a viva voce;
  • la modifica dei manuali di istruzione o di riferimento, ad esempio con istruzioni visive o illustrazioni;
  • la segnaletica per persone ipovedenti o con menomazioni visive o con difficoltà di apprendimento.
Antincendio ed emergenza
Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, ha diffuso con lettera circolare n. 4 prot. n° P244 / 4122 sott. 54/3C del 1° marzo 2002, le ‘Linee guida per la valutazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro ove siano presenti persone disabili’. La successiva Lettera Circolare n. P880 del 18 agosto 2006, redatta con le Associazioni aderenti alla Consulta Nazionale delle Persone Disabili e delle loro Famiglie, descrive in dettaglio i principi da tenere presente nella valutazione dei rischi, i requisiti delle misure ed alcuni suggerimenti di intervento.
Dopo aver individuato le difficoltà di carattere motorio, sensoriale o cognitivo che l’ambiente può determinare, valutando i parametri che possono riflettersi su aspetti di tipo edilizio, impiantistico e gestionale, occorre adottare le misure di contenimento e abbattimento del rischio. I parametri da valutare sono:
  • la mobilità;
  • l’orientamento;
  • la percezione del pericolo e/o dell’allarme;
  • l’individuazione delle azioni da compiere in caso di emergenza.

Sulla mobilità in caso di emergenza possono influire notevolmente aspetti di tipo architettonico-edilizio quali:

  • la presenza di gradini od ostacoli sui percorsi orizzontali;
  • la non linearità dei percorsi;
  • la lunghezza eccessiva dei percorsi;
  • la presenza di passaggi di larghezza inadeguata e/o di elementi sporgenti che possono rendere tortuoso e pericoloso un percorso;
  • la presenza di rampe delle scale aventi caratteristiche inadeguate, nel caso di ambienti posti al piano diverso da quello dell’uscita.

Gli aspetti di tipo impiantistico e gestionale sono:

  • presenza di porte che richiedono uno sforzo di apertura eccessivo o che non sono dotate di ritardo nella chiusura, al fine di consentire un loro impiego e utilizzo, senza che ciò determini dei rischi nei confronti di persone che necessitano di tempi più lunghi per l’attraversamento;
  • organizzazione/disposizione degli arredi, macchinari o altri elementi in modo da non determinare impedimenti ad un agevole movimento degli utenti;
  • mancanza di misure alternative (di tipo sia edilizio che gestionale) all’esodo autonomo lungo le scale, nel caso di ambienti posti al piano diverso da quello dell’uscita.

Misure edilizie ed impiantistiche idonee a contenere i rischi di incendio ove operano persone con disabilità

Le misure di tipo edilizio che concorrono a facilitare l’esodo di emergenza possono comprendere interventi di:
  • adeguamento dei percorsi ai requisiti di complanarità della pavimentazione;
  • eliminazione di gradini o soglie di difficile superamento, anche attraverso la realizzazione di rampe;
  • riduzione della lunghezza dei percorsi di esodo;
  • ampliamento dei passaggi di larghezza inadeguata;
  • installazione di corrimano anche nei percorsi orizzontali;
  • adeguamento delle scale ai requisiti di comodità d’uso;
  • realizzazione di compartimentazioni in modo da prevedere ambienti protetti facilmente raggiungibili in modo autonomo;
  • realizzazione di ascensori di evacuazione qualora non sia ritenuto sufficiente l’esodo attraverso le sole scale;
  • adeguamento degli spazi antistanti e retrostanti le porte ai requisiti di complanarità della pavimentazione;
  • verifica della complessità nell’utilizzo dei dispositivi di apertura delle uscite di sicurezza sia in relazione alla loro ubicazione nel contesto del serramento, sia dello sforzo da applicare (ovvero della capacità fisica degli utenti) per aprirle.

Spazio calmo

Lo ‘Spazio calmo’ è un luogo sicuro statico contiguo e comunicante con una via di esodo verticale od in essa inserito; tale spazio non deve costituire intralcio alla fruibilità delle vie di esodo e deve avere caratteristiche tali da garantire la permanenza di persone con ridotte o impedite capacità motorie in attesa di soccorsi.
Lo spazio calmo non è solamente il luogo nel quale la persona con disabilità attende i soccorsi esterni mentre tutti gli altri lasciano più o meno velocemente l’edificio, ma va considerato come una risorsa strutturale nella predisposizione del piano d’evacuazione.

Percezione dell’allarme e orientamento durante l’esodo
Le misure che possono facilitare l’orientamento e la percezione della segnalazione di allarme riguardano l’adozione di sistemi integrativi della segnaletica, che possano garantire la comprensione da parte di tutti gli occupanti soprattutto per le persone estranee al luogo; come, ad esempio:
  • segnaletica luminosa e/o lampeggiante;
  • installazione di impianti di segnalazione di allarme ottici;
  • realizzazione di sistemi di comunicazione sonora;
  • adozione di segnali acustici contenenti informazioni complete sull’oggetto della comunicazione;
  • installazione di impianti di segnalazione di allarme a vibrazione (nel caso di persone che dormono o che possono non percepire i segnali ottici o acustici);
  • realizzazione di superfici in cui sono presenti riferimenti tattili;
  • verifica che la segnaletica sul piano di calpestio assicuri la percezione nelle diverse condizioni di illuminamento e in condizioni asciutte e bagnate.

Accessibilità agli strumenti informatici e tecnologia assistiva

L’Agenzia per l’Italia Digitale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha emanato la Circolare n. 2 del 23 settembre 2015, che definisce le specifiche tecniche sull’hardware, il software e le tecnologie assistive delle postazioni di lavoro a disposizione del dipendente con disabilità, in attuazione dell’art. 4, comma 4, della legge n. 4/2004, che recita: “I datori di lavoro pubblici e privati pongono a disposizione del dipendente disabile la strumentazione hardware e software e la tecnologia assistiva adeguata alla specifica disabilità, anche in caso di telelavoro, in relazione alle mansioni effettivamente svolte”.
L’accessibilità è definita come “la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che, a causa di disabilità, utilizzano tecnologie assistive o configurazioni particolari”.
Le tecnologie assistive sono definite come “gli strumenti e le soluzioni tecniche, hardware e software, che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici”.
L’accessibilità non è solo un problema di connessione o di disponibilità di banda, ma è un fattore di qualità che comprende le caratteristiche del software, dei siti web, delle applicazioni, di documenti elettronici, dati e informazioni e, più in generale, rappresenta un fattore connesso al tema della “neutralità della rete” e allo sviluppo dell’economia digitale.
Lo standard Iso/IEec 25010: 2011 riguardante il ‘Modello di qualità del software e del sistema’, definisce l’accessibilità come una delle sotto-caratteristiche dell’usabilità, insieme a: riconoscibilità; apprendibilità; operabilità; protezione dagli errori; esteticità.  L’usabilità è basilare affinché l’utente possa raggiungere i suoi specifici obiettivi con efficacia, efficienza, soddisfazione, mitigazione dei rischi (ambientali, economici e della salute), copertura del contesto (ad esempio allargata all’analisi dei bisogni in contesti d’uso non espliciti). Ciò comporta che le soluzioni software adottate e le postazioni hardware devono consentire di operare con le caratteristiche di qualità citate, tenendo conto delle esigenze specifiche in funzione delle disabilità e del contesto d’uso.
Secondo lo standard internazionale Iso 9999:2011, i prodotti assistivi (dispositivi, attrezzature, strumenti e software), sono specificatamente realizzati o generalmente disponibili, usati da o per persone con disabilità per partecipare, proteggere, supportare, preparare, misurare o sostituire funzioni/strutture del corpo e attività, prevenire menomazioni, limitazioni di attività o restrizioni alla partecipazione.
Le specifiche tecniche per la verifica dei requisiti di accessibilità riguardano:
  • le alternative testuali: da prevedere per qualsiasi contenuto di natura non testuale, secondo le necessità degli utenti;
  • i contenuti audio, video, animazioni: anche per essi devono essere fornite alternative testuali;
  • l’adattabilità: riguarda la presentazione di contenuti da creare in modalità differenti;
  • la distinguibilità: semplificare la visione e l’ascolto dei contenuti;
  • l’accessibilità da tastiera: tutte le funzionalità devono essere disponibili anche su tastiera;
  • la disponibilità di tempo: fornire all’utente il tempo sufficiente per operare;
  • le crisi epilettiche: evitare contenuti che possono causare crisi epilettiche;
  • la navigabilità: fornire funzionalità di supporto per navigare, trovare contenuti e determinare la propria posizione nel sito;
  • la leggibilità: favorire la lettura del contenuto testuale;
  • la prevedibilità: creare pagine web che appaiono in modo prevedibile;
  • l’assistenza nell’inserimento dati e informazioni: aiutare l’utente nell’inserimento dei dati e informazioni, nell’evitare gli errori e agevolarlo nella loro correzione;
  • la compatibilità: garantire la massima compatibilità con i programmi utente e le tecnologie assistive in tutto il sito.