Disabilità, la ricetta della felicità? “Una piacevole interdipendenza”

pensione cittadinanza img

A Bologna l’incontro “Elogio della non autosufficienza”, in occasione della XI edizione del Forum non autosufficienze e dell’autonomia possibile. Cutini: “Non è il far da sé a rendere felici, ma il poter contare su qualcuno. I nostri modelli culturali vanno riconsiderati”

BOLOGNA – Non è il far da sé a rendere felici, ma il poter contare su qualcuno: e allora il cambiamento di prospettiva deve passare per un elogio all’interdipendenza. È quello che affermano i relatori dell’incontro “Elogio della non autosufficienza”, tenutosi oggi a Bologna in occasione della XI edizione del Forum non autosufficienze e dell’autonomia possibile: in programma 50 workshop con 150 relatori e un uditorio professionale di oltre mille partecipanti, iscritti da tutte le regioni d’Italia. “L’indipendenza oggi non è più una virtù, dobbiamo ricominciare a dare valore a quella che Bauman chiama una ‘piacevole interdipendenza’ – afferma Rita Cutini, dell’Università per stranieri Dante Alighieri –. Non è vero che chi è autosufficiente è più felice degli altri, anzi: secondo una ricerca del 2011 condotta con persone con sindrome di Down, il 99 per cento del campione si è detto felice e affezionato alla propria famiglia. I nostri modelli culturali vanno riconsiderati”.

Ed è proprio di un ribaltamento di prospettiva che parla anche Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita. “L’uomo contemporaneo è molto spaventato dalla debolezza e dalla precarietà. Così, una vita malata oggi appare ai nostri occhi una contraddizione nei termini, perché l’unica vita possibile sembra quella perfetta e sana. La non autosufficienza viene quindi considerata una condizione senza senso. Ma essere persone, ricordiamocelo, non è sinonimo di essere autonomi e indipendenti: dobbiamo superare la cultura dello scarto e sostituirla con la cultura dell’accoglienza e della valorizzazione della fragilità”.

Oggi i nuovi assetti sociali fanno sì che le famiglie facciano più fatica ad occuparsi delle persone non autosufficienti: sono allora i servizi a intervenire, attraverso un approccio che dev’essere sempre più interdisciplinare. “L’elogio alla non autonomia vale sia per le persone ma anche per le discipline attraverso cui quelle persone vengono supportate – spiega Cutini –. I professionisti della cura e della salute non possono più essere indipendenti l’uno dall’altro e fare solo il proprio pezzetto: il medico deve dialogare con il fisioterapista, l’assistente sociale, l’operatore, l’infermiere… Dobbiamo praticare quotidianamente la contaminazione, attivando per ciascun caso una rete che metta insieme professionalità diverse”.

Per la prima volta al Forum non autosufficienze si parla anche di psichiatria e di disagio psichico con l’intervento di Peppe Dell’Acqua, che insieme a Franco Basaglia nel 1978 ha promosso la riforma psichiatrica in Italia. Per i successivi vent’anni Dell’Acqua ha contribuito alla progettazione, sperimentazione e gestione dei primi centri di salute mentale territoriali, aperti 24 ore. “Ricordo quando c’erano ancora i manicomi – racconta –. Ogni volta che una struttura veniva chiusa la città andava in crisi: come convivere con la malattia? Come arginarla? Non si capiva, invece, che la malattia, così come la salute, fa parte della vita. La nostra riforma mirava proprio a questo: sostituire la segregazione che si praticava nei manicomi con una nuova volontà di creare relazioni. Gli operatori e gli psichiatri, pian piano, hanno iniziato a parlare con gli ospiti delle strutture. Iniziando a considerarli non più come malati, ma come persone”.

Tratto da: https://www.superabile.it/cs/superabile/sportelli-e-associazioni/20191127-elogio-non-autosufficienza.html