Un progetto che porta dal “con noi” al “dopo di noi”

noi-speriamo-che-ce-la-caviamo-da-soli-logoProsegue con ottimi risultati “Noi speriamo che ce la caviamo da soli…”, progetto biennale ideato allo scopo di costruire percorsi di graduale autonomia per persone con disabilità intellettiva o fisica, coinvolgendo tredici Associazioni impegnate sul fronte della disabilità in dodici Regioni del nostro Paese. Tra i vari partner vi è anche l’ANFFAS di Cagliari, che sta consentendo a sette persone con disabilità, giovani e meno giovani, di sviluppare un proprio progetto di vita indipendente.

Logo del progetto “Noi speriamo che ce la caviamo da soli…”
Il logo del progetto “Noi speriamo che ce la caviamo da soli…”
Abbiamo già ampiamente presentato, nel luglio scorso, il progetto biennale di scala nazionale denominato Noi speriamo che ce la caviamo da soli…, ideato allo scopo di costruire percorsi di graduale autonomia per chi ha forme di disabilità intellettiva o fisica.
Avviato nel mese di agosto dello scorso anno, grazie al sostegno del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, esso si concluderà nel febbraio del 2020, dopo avere coinvolto 13 Associazioni (capofila l’AIAS di Pesaro) di 12 Regioni, ognuna delle quali ha dato vita, sul proprio territorio, a una serie di attività, tutte poi messe in rete fra loro, in un sistema di confronto e scambio di buone pratiche su scala nazionale.

Tra i vari partner del progetto (se ne legga l’elenco nel box in calce), vi è anche l’ANFFAS di Cagliari (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), delle cui iniziative segnaliamo qui le caratteristiche.
Sono state esattamente sette le persone dell’Associazione interessate dalle attività, nei Comuni di Cagliari e Iglesias, che grazie alla condivisione di momenti di vita all’interno di una casa sita a Iglesias, «stanno vivendo – come spiega Elisabetta Mossa dell’ANFFAS di Cagliari – una serie di esperienze volte a favorire l’autonomia, l’adultità e il passaggio dal “con noi” dell’assistenza familiare al “dopo di noi” dell’età più adulta».

Nel dettaglio, sono stati formati due gruppi, il primo dei quali composto da quattro giovani tra i 20 e i 30 anni, che hanno modo di sperimentarsi in processi finalizzati all’acquisizione di autonomie sul versante personale, sociale, lavorativo e abitativo, per l’emancipazione dai propri genitori e lo sviluppo di un progetto personale di vita indipendente. A tal proposito essi hanno già realizzato quattro residenzialità all’interno della casa di Iglesias, vivendo l’esperienza della coabitazione, dello stare insieme nel tempo libero, ma anche prendendo coscienza della responsabilità del “vivere da soli”, con lo sviluppo di competenze socio lavorative attraverso degli stage.
Il secondo gruppo, invece, è formato da tre adulti tra i 40 e i 60 anni, per i quali è apparsa più evidente la necessità di avviare azioni legate al tema del cosiddetto “Dopo di Noi”, sviluppando una progettazione di vita in autonomia dai familiari ormai anziani.
Anche questo gruppo ha sperimentato quattro residenzialità e si prepara, attraverso laboratori specifici, alla realizzazione di ulteriori tre esperienze.

«In coerenza con la metodologia di lavoro utilizzata dall’ANFFAS all’interno dei propri servizi – sottolinea Mossa -, centrata sui concetti di Qualità della Vita e Self Advocacy [“tutela di se stessi”, N.d.R.], queste nostre azioni progettuali si basano sullo sviluppo della capacità di scelta personale, della responsabilizzazione e del pieno protagonismo delle persone coinvolte. Sono previste, inoltre, azioni di sostegno e di auto mutuo aiuto a favore dei familiari, al fine di supportarli nella fase del distacco iniziale e nel percorso graduale di emancipazione e autonomia del proprio familiare. Congiuntamente, sono state avviate specifiche azioni formative rivolte agli operatori e ai volontari coinvolti, in modo da favorire l’adesione a pratiche d’intervento innovative».
«Particolare attenzione – conclude – è stata data alla promozione dell’iniziativa e al coinvolgimento del territorio con specifiche azioni finalizzate alla creazione della rete, indispensabile nell’accompagnare e ampliare le opportunità di inclusione sociale e lavorativa». (S.B.)

Tratto da:http://www.superando.it/2019/09/10/un-progetto-che-porta-dal-con-noi-al-dopo-di-noi/